Mostar, 17 maggio «Un doveroso grazie per il generatore che TAM Spa ha voluto donarci per il progetto agro-alimentare che stiamo realizzando a Rotimlja, Bosnia ed Erzegovina, a favore delle famiglie profughe rientrate nelle loro abitazioni dopo essere fuggite per la guerra. E’ questo un vostro concreto contributo a delle domande di persone che stanno tentando di guarire dalle profonde ferite delle conseguenze della guerra, dell’odio e della violenza. Sicuramente creando ponti di speranza si promuove il senso pieno della coesistenza e, si ricuce, seppure a fatica, un tessuto sociale troppo lacerato nella dignità. Ringraziando anche a nome di coloro che trarranno beneficio da questo gesto di sensibilità e generosità, saluto cordialmente».
don Krešo Puljić, parroco della Parrocchia di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, Kneza Višeslava (Mostar)
Pubblichiamo molto volontieri questa lettera a suggello di un altro ‘piccolo’ progetto sostenuto da Tutela Ambientale del Magentino Spa. Dopo aver collaborato alla realizzazione di un pozzo in Sudan, anche in Bosnia torneranno a fiorire i campi grazie al contributo di TAM. All’inizio del 2009, infatti, era scattata la mobilitazione per sostenere un progetto di solidarietà per la Bosnia promosso dal padre Somasco Giuseppe Speranzetti con l’obiettivo di reperire generatori di corrente a servizio di irrigazione di campi agricoli. TAM Spa ha messo a disposizione dell’Associazione Servi Inutili del padre somasco un generatore diesel che ora servirà ad alimentare pompe per l’irrigazione dei campi a Rotimlja (a 17 km da Mostar) dove don Krešo, ex direttore della Caritas di Mostar, ha avviato un progetto a favore delle famiglie profughe di guerra. Un primo passo, concreto, verso la ricostruzione, rimanendo legati alla propria terra, da parte di una popolazione costretta (tra il 1992 e 1997) ad abbandonare le proprie case per la paura di essere uccisa. "Molti erano i terreni coltivati prima della guerra… - scrive don Krešo – questi purtroppo sono tuttora incolti ed impoveriti. C’è la buona volontà di lavorarli, ma mancano i mezzi. Attualmente molte famiglie dipendono dall’aiuto umanitario, vogliamo invece che queste non siano più oggetto di assistenza, ma soggetti dlela loro esistenza".
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